lunedì 2 giugno 2008

Euro 2008: Riva e il suo '68 'contestazioni e europeo'

Il '68 di Gigi Riva e' il ricordo di un trionfo sportivo, e insieme anche di un mondo in via di cambiamento. Quaranta anni fa la nazionale azzurra vinceva il suo unico titolo Europeo e quella dei giovani provava a cambiare l'Italia. "Vivevo a Roma, e respiravo anche io quel clima di mutamenti: c'era anche esibizionismo, c'era troppa violenza. Ma dietro tutto ciò, ricordo soprattutto la voglia dei ragazzi di crescere, camminare con le proprie gambe e ragionare con la propria testa", dice Rombo di Tuono. Riva è ancora oggi, a 64 anni, il calciatore che ha segnato più gol in nazionale, 35 in tutto.

Al nuovo Euro 2008 va da team manager azzurro; un ruolo che ha fatto di Coverciano e della nazionale casa sua. "Ho perso il conto di quanti ritiri ho fatto", dice l'ex attaccante del Cagliari, convocato per la prima volta in azzurro il 27 giugno del 65. L'8 giugno di tre anni dopo, con il 2-0 alla Jugoslavia nella finale bis ed un suo gol (doppiato da una prodezza in semirovesciata di Anastasi), Riva colse il primo successo azzurro.

"In quell'anno - è il ricordo di Riva - vivevo a Roma, quando vincemmo l'Europeo infatti stavo finendo il militare. Ma in caserma non andavo mai: quando passai a ritirare il congedo, sulla branda trovai un cartello, 'al milite ignoto'. Pensavo sarebbero stati diciotto mesi persi, invece che esperienza... Al Jackie 'O non andavo, farsi beccare in foto sarebbe stata una rovina. E neanche alle contestazioni, girare in divisa era l'unico obbligo che mi rimaneva. Però conoscevo tanti di quei ragazzi con jeans e poi, negli anni successivi, l'eskimo. E li capivo: dove c'é una contestazione c'é sempre qualcosa di giusto". Oggi, è la considerazione di Riva, il '68 e' forse un ricordo lontano, oggetto anche di revisionismi. "Ma quella rivoluzione era semplicemente inevitabile: non fosse stato il '68, sarebbe stato il '69 o il '70. I giovani dovevano cambiare il mondo: erano considerati, eravamo considerati bambini che non avevano diritto di parola e di pensiero nella vita e nella politica. Quelli che contestavano erano fior di ragazzi, studenti, figli di borghesi. Non avevano un loro futuro, e se lo sono preso''. Nel suo piccolo, anche Riva fece una piccola rivoluzione, inventando la nazionale militare con Zoff, Prati, Merlo: "Noi vincevamo, e io strappavo al maggiore permessi che fino ad allora neanche si sognavano".

"Quelli - ricorda ancora Riva pensando alle 'mode' e ai modi - sarebbero stati gli anni dei capelloni, dei jeans. Il calcio è sempre qualche passo indietro, ma quei ragazzi venivano a contestare davanti al pullman della nostra nazionale. Li capivo. E invidiavo un po' quei capelli, io riccio e sfigato che non riuscivo ad allungarli più di tanto...". Ma un rivoluzionario, un innovatore, lo aveva anche il calcio. Era Gigi Meroni.

"L'ho conosciuto in un ritiro del '66, verso i Mondiali di Inghilterra. Era un buono, un solitario. E' soprattuto era l'idolo dei ragazzi. Parlavamo la stessa 'lingua', lui di Como e io di Varese. Aveva una tecnica eccezionale, palla al piede, ed era il vero ribelle del nostro mondo. Erano anche gli anni dei Beatles, Gigi sembrava uno di loro". Poi nel '67 la tragica fatalita' dell'incidente che uccise la farfalla granata, privando il calcio del più sessantottino dei ragazzi di allora In quell'anno di fermenti, altri ragazzi italiani lasciarono il segno in altri libri di storia, quelli calcistici.

"La vittoria dell'Europeo ci liberò da un piccolo incubo: non si vinceva nulla dal Mondiale del '38 - ricorda Riva - e due anni prima avevamo patito l'onta della Corea, in Inghilterra. Ricordo che nella finale bis Valcareggi era incerto se farmi giocare o no, avevo la pubalgia. Io dissi, mi faccia cominciare, poi se non ce la faccio esco...E una volta dentro, chi mi toglieva. Segnai l'1-0 e feci in tempo a sbagliarne altri due. Poi la notte una festa incredibile, girai a piedi la città fino a ritrovarmi all'aeroporto all'alba". Da allora, una vittoria all'Europeo non è più riuscita all'Italia.

"Ma non mi piace parlare di tabù da sfatare - dice Riva - Nel 2000 eravamo andati vicinissimi, incredibile quel golden gol di Trezeguet. E anche nel 2004 eravamo una bella squadra, ma quello scandaloso 2-2 tra Svezia e Danimarca...non esultarono, per non vergognarsi. E poi il '96: uscimmo per differenza reti dopo aver messo sotto la Germania di Vogts, che mi marcava a Messico '70. Mi disse 'che lezione': ma Zola sbagliò il rigore, Russia e Repubblica Ceca si fecero un pari di comodo. E finì con noi a casa e la Germania campione". Ora, un'altra Italia e un altro Europeo. "Una nazionale forte: in due anni nessuno mai l'ha messa sotto". Come quei giovani del '68, neanche i ragazzi azzurri di oggi ci stanno a farsi imporre da altri il futuro.

Fonte:
http://www.ansa.it

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